Con Licini l’astrattismo scopre il sentimento
E’ stata all’insegna del mutamento l’arte di Osvaldo Licini, il grande pittore marchigiano a cui la sua terra natale dedica due mostre in occasione dei cinquant’anni dalla morte. Futurista, astrattista, simbolista, nel corso degli anni Licini «cambia con grande originalità il modo di esprimersi, ma non cambia la qualità profonda, la tensione originale della ricerca pittorica che lo distingue» sostiene Elena Pontiggia, curatrice delle mostre insieme a Enrica Torelli Ladini.
La prima rassegna, “Errante erotico eretico”, raccoglie nella Galleria d’arte contemporanea di Ascoli Piceno 120 opere di cui 60 provenienti da collezioni pubbliche e private italiane e straniere. La seconda, dedicata a “La stagione figurativa, i rapporti con il territorio”, è nella casa di Osvaldo Licini a Monte Vidon Corrado, il paese natale in cui scelse di vivere dopo avere a lungo viaggiato in Europa e di cui fu sindaco nel primo dopoguerra in giunte di sinistra.
La fama di Osvaldo Licini è legata all’astrattismo, negli anni Trenta fu uno dei primi in Italia a orientarsi nella direzione di questo movimento artistico. Ma il suo è un astrattismo particolare: «Dimostreremo che la geometria può diventare sentimento» scrisse. E lo si vede bene nei pezzi di quegli anni, tra gli altri “Ritmo” “Bilico” “Composizione”. Non sono la solidità delle forme, le regole degli spazi geometrici al centro del suo lavoro, ma gli squilibri, le tensioni del colore che «non è mai steso piatto come nei “normali” astrattisti» secondo il direttore della Galleria di Ascoli Stefano Papetti, ma è fatto «di tantissime pennellate l’una sull’altra, proprio come gli antichi, quei pittori del Trecento Quattrocento così presenti nelle chiese delle Marche».
Un colore che sconfina, fuoriesce dai contorni. Anche nelle precedenti stagioni Licini aveva trasfigurato le lezioni complesse dei suoi maestri: Giorgio Morandi a Bologna e a Parigi soprattutto Cezanne e Matisse. Lezioni visibili nei ritratti, come “Donna alla finestra”, così esplicitamente legato a Matisse, o nelle “Marine” in cui oltre a Cezanne si colgono riferimenti a Van Gogh. Il tutto riportato a un nucleo originario di immagini e di forme strettamente legate alla terra natale: la linea della marina, la curva dei Monti Sibillini. Ma è soprattutto nell’ultimo periodo che l’arte di Osvaldo Licini va verso invenzioni di straordinaria visionarietà, quando incomincia a sviluppare i “personaggi”, le icone, approdo di un percorso narrativo lirico che nel mito rappresenta la stretta connessione di bene e male che lo ossessionava, lui che aveva scritto: «L’uomo è una buona iena con tendenza alla poesia».
Ecco allora Amalassunta, luna che è anche la Madonna male assunta in cielo, il dogma fu proclamato nel 1950 da Pio XII, ma anche Amalasunta, la regina ostrogota. E i meravigliosi “Angeli ribelli”, demoni impetuosi nella linea che li sostiene, che, scrive Elena Pontiggia in catalogo (Silvana), «non attendono punizioni né degradazioni. Anche la ribellione ha qualcosa di angelico».
Osvaldo Licini.
“Errante erotico eretico”
Ascoli Piceno – Galleria d’Arte contemporanea.
Monte Vidon Corrado (AP) - Centro Studi Osvaldo Licini
fino al 4 novembre.
info 0736277552
[Fonte: Bia Sarasini, il Secolo XIX 21 aprile 2008]
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