Osvaldo Licini di Giuseppe Marchiori - Flash Art

Osvaldo LiciniPiù volte ho scritto di Licini in varie occasioni nel nome di una fedele amicizia, durata fino alla sua morte (11 ottobre 1958). Oggi riprendo la penna per difendere la sua memoria di artista e di uomo onesto e leale. Licini ha sempre rifiutato ogni compromesso, chiudendosi nella solitudine del piccolo borgo marchigiano, dove era nato il 22 marzo 1894, mantenendo ferma la sua intransigenza estetica e morale fino al’ultimo giorno della sua vita. Gli fu assegnato, alla Biennale di Venezia, il premio internazionale per la pittura, l’unico della sua vita, e fu il primo ad esserne sorpreso.
La notorietà lo raggiunse all’improvviso, proprio nel momento in cui la sua salute declinava paurosamente. Tuttavia, nonostante la mortale stanchezza, Licini affrontò le ultime fatiche con un grande coraggio, ma alla fine ne fu stroncato.
Il Gran Premio ebbe per lui un sapore amaro: troppi interessi erano stati offesi, troppi intrighi spezzati. Artisti e critici gridarono allo scandalo. E il povero Licini fu dilaniato e sprezzantemente ignorato da una coalizione avversa incapace di riconoscere gli autentici valori dell’arte e della poesia.
Furono soltanto ben pochi coloro che si rivelarono capaci di capirel’importanza di un pittore come Licini. A questo punto mi sembra doveroso citare invece l’opinione ben diversa di Pier Carlo Santini, uscito dalla severa scuola di Carlo Ludovico Ragghianti. Il Santini ha dedicato a Licini uno dei saggi più limpidi e più impegnati della critica italiana, che vengono a smentire le sciocche accuse di certi critici d’arte.
Santini scriveva infatti: «Tutta la pittura di Licini dal 1945 in poi prova di quale rinnovamento l’artista sia stato capace. Basterà paragonare la sua con note ristagnanti vicende, che pure in un certo momento hanno avuto significato e funzione. Voglio dire che egli è uno dei pochi artisti italiani della sua generazione che sia stato in grado di compiere successivamente alcune grandi esperienze internazionali, condizionate sempre da un assoluto rigore nello svolgersi della sua problematica formale. Mantenendo intatte le qualità poetiche più innate, Licini deve essere forse considerato il nostro più autentico artista di cultura europea».
per mio conto leverei quel “forse”, tanto sicura è la dimostrazione della verità svoltasi senza soluzioni di continuità tra parigi e Monte Vidon Corrado. Licini attinse ad una cultura europea d’avanguardia. In quel clima di cultura maturò la sua crisi ed ebbero origine le meditate decisioni, che gli consentirono di andar oltre ad una visione “figurativa” per accogliere d’apprima i suggerimenti del costruttivo r dell’astrattismo geometrico, poi i fantasmi più veri della meditazione metafisica e surreale.

Da dove era partito Licini? In una nota aggiunta al catalogo della mostra d?Ivrea, nel 1958, scritta o ispirata da lui si legge:
1913-1915. Primitivismo fantastico.
1915-1930. Episodi di guerra (quasi tutti distrutti).
1920-193. Periodo naturalistico.
Dal 1930 al 1940 partecipa al movimento astrattista italiano, patrocinato dalla Galleria del Milione.
Si tratta di accenti molto sommari, e fino al 1920, scarsamente documentati dalle opere distrutte o dsperse durante la prima guerra mondiale. Licini mi raccontava di un pacco di tele, tra le quali erano due di Morandi ed una di Modigliani, bruciate per rappresaglia da una parente. Altre rimasero a Parigi dove alcune furono conservate nella casa di Licini.

All’inizio Licini studiò all’Accademia di Belle Arti di Bologna, insieme a Morandi, più vecchio di lui di quattro anni. Di quel tempo è da ricordare un’esperienza futurista dei due, che esposero insieme e che conservarono in seguito una buona amicizia ed una reciproca stima, nonostante certe divergenze. Del “primitivismo fantastico” rimane ben poco: appena qualche riproduzione poco leggibile, qualche quadro di scarso rilievo. Poi ci fu la guerra e Licini andò a combattere. Fu gravemente ferito ad una gamba; passo di ospedale in ospedale. Poi andò in licenza, nel 1917, a Parigi, dove a Montparnasse, incontro più volte Modigliani. Un ricordo di Modigliani fu pubblicato nella rivista “L’Orto” di Bologna nel gennaio-febbraio 1934 da licini, su mio suggerimento. Fu questa una testimonianza molto viva sul carattere e sulla personalità di Modigliani, che rivelò in lui, Licini, delle ottime doti di classico scrittore.

Degli episodi di guerra rimane ben poco e non potrei dare un giudizio sicuro. E’ rimasto invece un considerevole gruppo di pitture del periodo “naturalistico”, dal 1921 al 1929. Il Golfo di Frejus era una delle prime vedute panoramiche di Licini lungo la Costa Azzurra, ispirata dall’impressionismo, intonata sui grigi e sugli azzurrini, immersa in una vaga atmosfera sfumata e velata. E’ un paesaggio come la Marina di Saint Tropez (1921), una tipica pittura contemplativa, che ricorda le vedute delle colline marchigiane, sicuri pretesti per le variazioni sui verdi spenti e sui verdi oliva, sui finissimi grigi e sulle ocre graziose. E’ la maliconia di uno spirito assorto nel silenzio di un paese, che preluderà a ben altro. Licini amava le passeggiate solitarie per strade romite che raggiungevano paesi severi, in cima alle colline e durante quelle passeggiate si arrestava per dipingere dal vero, proprio come un pittore impressionista. Ma il suo occhio era educato a cogliere, più che il particolare pittoresco o l’effetto di luce, il senso segreto delle cose. Era quello il paese dei suoi sogni, che, molti anni più tardi, sarebbe riapparso nelle tele surreali, come una linea di colli-seni, quasi schiacciata molto in basso dall’ampiezza del cielo.

Poi c’erano le nature morte del ‘25 e del ‘26, e i nudi e i piccoli ritratti femminili tristi ed esangui come le contemporanee pitture di Morandi. C’è infatti un’affinità tra i due in questo periodo di ricerche tonali. Licini rifiutava un simile rapporto. In una lettera anzi affermava che l’arte del periodo preastratto e fauve aveva origine da Cézanne, Van Gogh e Matisse, come risulta dai suoi disegni. La sua formazione era infatti molto diversa da quella dei soliti pittori italiani di scuola regionale.

[...]

Appuntamento a lunedì prossimo per la seconda parte dell’articolo…

[Fonte: Giuseppe Marchiori, Flash Art n° 105 - Ottobre / Novembre 1981]


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