Si sta così, aspettando che passi un’ombra e copra il bianco vuoto che c’è.
Si sta, ma così stanno soltanto alcuni, soltanto in pochi. Soltanto chi - come Licini, Giacomelli e Cucchi - da questa posizione tensiva, attendista e non da altro, sono stati capaci di fondare la leggenda delle proprie vite e della propria opera. Leggende fatte di bianchi riempiti da neri miracolosamente trovati, di attese che sono un corpo a corpo realizzativo, capacità fabrile di intraprendere il confronto – certo complessato e sedotto – con un passato che è lì ed è tutto pesantezza.
E’ un terra di fuochi nella notte questa, oramai lo si sa, lo sanno in molti. Perché è la terra di Leopardi, di Raffaello, di Piero della Francesca e non meraviglia che anche di qui sia passato uno come Tiziano. E’ la terra delle leggende infatti. Degli eroi.
Stupisce che in una parte d’Italia così laterale, così addormentata rimanga in deposito tanta ricchezza? Forse è vero stupisce, ma è uno stupore che nasce da una indiscutibile sia pure indefinita evidenza. Questa terra è un umore, una condizione, esiste in un modo che è tutto mentale. Per tale ragione si continua a parlare, in tempi recenti, di altre leggende, di nuovi parti.
Si parla di Licini – con le sue visioni leopardiane, la sua originale carica poetica intrusa nel formare grafico -, di Giacomelli – con la sua malinconia, il suo ragionare sulla morte e sulla vecchiaia che ad essa fatalmente conduce – e pure di Cucchi – dei suoi sogni allucinati che parlano come mai ci saremmo aspettati -. Ne parliamo qui, certo, anche noi, sapendoci sicuri di poterlo fare ancora per molto tempo da queste parti.
Inaugurazione 7 giugno 2008 ore 18.30
7 giugno - 29 giugno 2008
Testo di Gabriele Tinti
Galleria Monja Ercoli Arte Contemporanea
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