Esiste un’anima marchigiana nella pittura più alta del Novecento? Si può identificare una pennellata capace di coniugare insieme realtà e visione, mito e tradizioni popolari, cieli tersi e morbide colline che caratterizzano il paesaggio delle Marche, questa regione plurale che sembra sfuggire a ogni definizione? C’è un tratto che fonde insieme i versi malinconici e universali di Giacomo Leopardi con la prosa folle e macchinosa di Paolo Volponi?
Per tentare di rispondere a queste domande ho voluto affrontare la sfida di una mostra che mette a confronto per la prima volta tre maestri come Scipione, Osvaldo Licini ed Enzo Cucchi. Una rassegna complessa e impegnativa, che vede Pesaro come ideale punto di congiunzione tra Macerata, città natale di Scipione, Monte Vidon Corrado, il borgo natio di Licini in provincia di Ascoli Piceno, e Ancona, patria di Enzo Cucchi.
Grazie a loro la Pescheria e il Palazzo Montani Antaldi, la prestigiosa sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, diventano magici spazi dove far incontrare cardinal decani e Amalassunte, angeli ribelli e paesaggi barbari, olandesi volanti e carri di fuoco. Immagini e figure che tutte insieme la dicono lunga su questi tre artisti, che si guardano l’un l’altro, posseduti da un’ansia di vivere e persi nella malia del guardare lontano, verso un infinito nascosto da una siepe che un secolo prima aveva catturato lo sguardo di Leopardi, e un altro, incorniciato dalle sagome svettanti dei torricini del Palazzo Ducale di Urbino, capace di incantare la penna di Volponi. Poeti, scrittori, artisti. Uniti da quel “segno marchigiano” che corre sottotraccia e unisce le rocche del Montefeltro con i portici di Ascoli Piceno, le Madonne ingioiellate di Carlo Crivelli e quelle contadine di Lorenzo Lotto.
Un segno folle ed eretico, pacato e visionario, cocente come il sole che sorge e tramonta sui tetti di Ancona e ombroso come la luna che illumina le stradine deserte di Monte Vidon Corrado. Quel segno che, con la fondamentale complicità di Francesca Romana Morelli e Federica Pirani, abbiamo voluto rendere protagonista di un’avventura espositiva coraggiosa e temeraria. Per celebrare la terra marchigiana, che continua a nutrire, con le sue energie profonde e silenziose, la sua arte migliore di ieri, oggi e domani.
[Fonte: Ludovico Pratesi - il Resto del Carlino, 12 luglio 2008]

