Scritti liciniani
“Per ciò che riguarda il mio lavoro sarà bene aspettare, bisogna avere pazienza. La mia ora non è suonata. Una irrevocabile decisione è stata presa: di non esporre, di non mostrare, di non vendere per tutta la durata della guerra. Da Milano giungono pressioni e lusinghe di ogni specie, ma io, duro. Da due anni sto accumulando materiali, materiali. Fra poco sarò pronto per la mia ultima avventura; la vera, la decisiva. Che un vento di follia totale mi sollevi! Darò tutto o morte”
In questo modo Osvaldo Licini comunicava a Giuseppe Marchiori nell’aprile del 1949 la sua irrevocabile decisione di “distaccarsi” momentaneamente dall’ambiente artistico a causa dell’avvicinarsi della guerra.
L’impegno di questi anni inquieti e appassionati si concretizza nella serie delle Amalassunte, misteriose rappresentazioni dagli echi contemplativi e cabalistici, poetiche raffigurazioni della luna che Licini amava così descrivere: “Amalassunta è la luna nostra bella, garantita d’argento per l’eternità , personificata in poche parole, amica di ogni cuore un poco stanco“.
(cit. in G. Marchiori, I cieli segreti di Osvaldo Licini, Milano 1968, pag. 26)
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